Pensiamo anche al Tottenham

tottenhamIl mondo sta celebrando il Liecester di Ranieri, inneggiando alla più incredibile favola della storia del calcio moderno. La classe operaia e i ragazzi raccolti dall’allenatore italiano che si impadroniscono della Premier League facendo scomparire gli squadroni costruiti dai petrolieri e dagli sceicchi a suon di dollari e miliardi. E’ la più grande sorpresa di sempre, destinata a ripetersi chissà quando. L’unica vera vittima di questa fase epocale del calcio mondiale si chiama sicuramente Tottehnam. Gli Spurs sono da sempre una squadra orgogliosa che fa parte di diritto dell’elite del football d’oltremanica. Tanti derby contro Arsenal ed il  Chelsea e lo stadio di White Hart Lane sempre stracolmo di tifosi. Però solo due titoli in Premier, l’ultrimo nel 1961, ed 8 FA Cup. Eppure quest’anno poteva essere l’annata buona per spezzare il lunghissimo digiuno, visto che gli squadroni erano tutti in crisi e sprofondati in posizioni meno meno nobili della classifica. Ed infatti il Tottenham, guidato da uno straordinario allenatore emergente come Pochettino e da un goleador implacabile come Kane,  li ha  messi tutti in fila. Tutti tranne la più grande sorpresa della storia del calcio. Il Liecester di Ranieri che ha sconvolto ogni tipo di pronostico. Il più danneggiato di questo straordinario momento di magia calcistica è proprio il Tottenham che ha disputato uno dei migliori campionati della sua lunga storia senza poter arrivare al titolo. Chissà se agli Spurs capiterà un altra volta. Ed anche al Liecester.

Il calcio folle di Higuain e di Felipe

higuain

Adesso arriverà la stangata che probabilmente non consentirà a Gonzalo Higuain di battere il record di Nordhal che tanti anni fa con la maglia del Milan ne mise dentro 35. E i turni di squalifica del numero nove azzurro  riverseranno sul sistema calcio un ulteriore valanga di polemiche a secondo da quale parte si guarderà la punizione. Dentro il gesto sconsiderato dell’argentino c’è tutta la follia del calcio moderno. C’è la tensione assurda che ormai accompagna la maggioranza delle partite di calcio, c’è la grossolana e tendenziosa esagerazione di Felipe a cui si lascia andare ogni giocatore che subisce un fallo, e c’è l’abitudine ormai consolidata di arrivare a pochi millimetri dall’arbitro ogni volta in cui si pensa di aver subito un fallo. E’ vero, ad Higuain si è bloccata la vena per qualche secondo, ma il fuoriclasse argentino non è nuovo a queste scenate che spesso gli sono costate provvedimenti disciplinari o rimproveri verbali.  Dire che bisognerebbe calmarsi è come fermare il vento con le mani. Tanto mancano otto giornate, e poi tutti a tifare per la nazionale. Se ne parlerà il prossimo anno.

Pesi massimi nel massimo silenzio

klitschko-vs-fury-banner.0Udite udite. Dopo tanti anni Vladimir Klitschko ha perso. Dopo tanti anni il titolo mondiale dei pesi massimi ha cambiato padrone. In altri tempi la notizia avrebbe fatto il giro del mondo, conquistato le prime pagine di tutti i giornali e sconvolto tutte programmazioni televisive non solo sportive. Ed invece anche questa volta il match, oltre a non essere stato trasmesso in Italia, è stato relegato nelle ultime pagine dei giornali, non solo di quelli sportivi. Il nuovo campione, Tyson Fury è un gitano irlandese molto particolare e dalla storia quasi romanzesca, ma non pare per adesso in grado di esaltare le folle. Eppure è caduto il re, il rappresentante di un popolo, colui che deteneva le corone Wba, Wbo e Ibf. Ma è tutto il pugilato che ormai ha perso appeal ed attenzione. La scarsità di campioni che stentano a venire fuori dalle palestre, e con quelli che ci sono che si riciclano a vicenda sostenendo incontri che finisco sempre ai punti spesso con giudizi contrastati ed il crollo dei contratti televisivi, hanno relegato l’arte nobile ai confini dell’attenzione mondiale. Manca anche il bomber di colore, visto che i neri, con tutta la loro potenza e il loro modo di esaltare le folle americane non detengono la corona dei massimi da tanti anni. Tra i campioni attuali, Floyd Maywheather si arrovella nella sua ostentata ricchezza e Menny Paquayo, quasi ex pugile,  è ormai orientato verso la carriera politica. Ci vorrebbe, non dico un altro Tyson, ma almeno un altro Lennox Lewis, od un altro Frank Bruno o magari un altro Holyfield.

Il gioco del calcio ormai morto dentro l’anima.

Calcio-malato

Non c’èra bisogno dell’ultimo episodio di Torino, derby giovanissimi Juve-Toro. Torino non uno sperduto e sconosciuto centro rurale, che il calcio è da fermare perchè è gia finito. Finito e morto nella sua anima.  Dentro c’è stato di tutto. Follia verbale, violenza fisica anche contro donne, e naturalmente follia razzista. Un mostro chiamato calcio che meriterebbe di morire di aver staccata la spina. Il calcio sopravvive perchè circola tanto denaro e perchè tanti di noi non riescono farne a meno visto che nutrono un amore quasi ancestrale per una squadra o per una città di cui la squadra è un emblema per tanti da difendere con amici e nemici con cui scontrarsi.. I bambini, già a livello giovanile, hanno tutti ben in mente quanto di brutto ci può essere in questo sport. Sontuosa antipatia verso l’avversario, verso la maglia diversa. Corollario indegno di proteste verso l’arbitro, considerato da subito un nemico da abbattere. Genitori indemoniati e mai sereni che bordano il figlio come un cavaliere che deve andare in battaglia e che spesso sono i protagonisti delle violenze fisiche e verbali, squallidi esempi verso bimbi che crederanno che sia giusto comportarsi in questo modo. E quando non lo afnno i genitori ci pensano i calciatori delle serie maggiori a fare da esempio violento sia a livello fisico che a livello verbale. Non voglio nemmeno parlare della violenza e degli stadi militarizzati. Io penso che la giostra dovrebbe fermarsi per uno o due anni per riflettere e rifondare tutto e tutti. Ma nessuno lo farà. Ci sono soldi in giro. Tanti e troppi. E non parlo degli stipendi dei cinquanta calciatori milionari, quelli fanno parte del mercato. Parlo della pesante cappa di interessi che ormai circonda tutto quanto riguarda i diritti televisivi e tutto il resto. Poi ci sono le partite truccate ed il calcio scommesse. Basta? NO. Aspettiamo il prossimo bambino insultato. O la prossima protesta.

E fu così che sparì la nostra atletica

cuba atleticaJacques Riparelli ha fermato il cronometro sul 10.41 nella sua batteria. Il primo degli italiani ha quindi la posizione numero 40 nell’intero lotto dei partecipanti alla gara dei cento metri. Nella gara  dell’ennesimo trionfo di Bolt, di Gatlin, e della ribalta internazionale bisogna leggere trentanove nomi prima di trovare il nome di Riparelli che ha fatto quel che ha potuto e che almeno lui a Pechino c’è arrivato . Sarebbe fuori dal mondo e anche sportivamente poco probante riesumare Pietro Mennea o Livio Berruti. Il problema è che ormai per la nostra atletica quando un azzurro arriva in semifinale si grida al successo e si gioisce come se fosse arrivata una medaglia. Ogni tanto ci salvano i naturalizzati che portano a casa qualche medaglia e poi c’è quasi il buio. Da troppi anni abbiamo abbandonato le piste di atletica, da troppi anni le mamme buttano i figli dentro una piscina, perchè è di moda, perchè i dottori lo consigliano e perchè Pellegrini e Magnini ormai sono divi che hanno travalicato la notorietà del loro sport. Alle mamme risulta complicato mandare i bambini a lanciare un giavellotto o a fare salto in triplo. Se a questo aggiungiamo la cronica carenza di strutture che ci pone come sempre agli ultimi posti del panorama europeo, e la scarsa lungimiranza di qualche dirigente ed il gioco è fatto. L’atletica italiana a Pechino non esiste. Bisogna sperare in qualche impresa isolata, che sarebbe uno splendido momento ma non servirebbe a cambiare il corso della deriva. E sperare negli anni futuri.

Buon campionato a tutti noi

Rovesciata-ParolaBuon campionato a tutti noi. Si inizia nuovamente. La nostra passione si rimette in moto. Non si parte la Domenica alle 14.30 quando finivamo presto il pranzo delle nonne, ed accendevamo tutti assieme la radio ma dovevamo aspettare quarantacinque minuti per sentire Enrico Ameri che sparava il risultato del primo tempo facendo sobbalzare il transistor che tenevamo incollato alle orecchie. Ora c’è lo spezzatino che dura tre giorni con le partite della Domenica che al massimo sono tre e nemmeno le più belle. E poi c’è il calciomercato che dura un anno e le trasmissioni televisive che se ne occupano che durano ventiquattrore. Ma il sapore dolce della prima giornata è sempre uguale. Ci pervade come la prima ora del primo giorno di scuola quando si rivedono i vecchi compagni e si fanno progetti per l’anno che verrà. Noi italiani ci stiamo un po riprendendo ed anche se non potremo fare a meno di guardarci la Liga, la Premier e la Bundesliga, con una punta di orgoglio sportivo possiamo dire che anche la serie A inizia a far vedere qualche antico splendore, anche se forse senza gli sceicchi i tempi di Zico non torneranno più. Ma è già bello cosi. E’ la nostra passione. E’ quello che facevamo da piccoli e facciamo ancora adesso. E non cambieremo mai. Avremo gioie e dolori, ci abbracceremo per le vittorie e resteremo in silenzio per le delusioni Ma queste sono le nostre Domeniche. Buon campionato a tutti noi.

La metamorfosi di Ferrero

ferreroTra le tante immagini diventate virali durante la drammatica nottata blucerchiata, culminata con il macigno dello 0-4 casalingo contro gli onesti lavoratori pallonari del Vojvodina, con conseguente addio prematuro all’agognato cammino inEuropa League, c’è sicuramente quella di Massimo Ferrero che affronta i curvaioli sampdoriani , in quel momento non esattamente ben disposti nei confronti dei giocatori, del tecnico e della società. In quei momenti è’ emersa una nuova versione di Ferrero. Il viperetta che ballava ad ogni goal della Sampdoria o che regalava uno show ad ogni apparizione televisiva ha improvvisamente lasciato il posto ad una immagine di ghiaccio, essendo il prewsidente doriano consapevole che in quel momento davanti ai suoi tifosi doveva metterci la faccia, ed era l’unico a poterlo fare. Forse in quei momenti Ferrero ha scoperto l’altra faccia del calcio, quella fatta dalla collera traboccante della curva, verso la quale, nella sponda opposta, i cugini genoani furono costretti a sfilarsi le magliette, in una delle pagine più buie del calcio nostrano. Anche il dopo partita, gestito senza lasciarsi andare a reazioni tecniche, come il benservito a Walter Zenga, dettate dalla drammaticità del momento depone a favore del volto terreno di Massimo Ferrero. Verrà di nuovo il tempo dell’ingresso in campo con le ghette ai piedi. Ma intanto prendiamoci questi giorni di normalità, Sempre di calcio si tratta.

L’eterna estate del calciomercato

50fd7fdffd8a7a5d503d8886dd03d015Il calciomercato ormai non è più racchiuso in un determinato periodo di tempo. Continua sempre, senza soluzione di continuità, continua sempre nell’attenzione forzata di giornali, televisione, social e soprattutto ormai continua nella nostra coscienza di tifosi che giornalmente per sopravvivere alla mancanza di calcio giocato siamo stati resi dipendenti da  una costante raffica di notizie sui movimenti di mercato. A Luglio e ad Agosto, quando l’uragano di rumors e di scoop prosegue per ventiquattro ore al giorno nemmeno le amichevoli estive, quelle con le squadre montanare degli altipiani sede dei ritiri, o quelle contro Bayern o Real Madrid, riescano a distogliere l’attenzione dai possibili trasferimenti. Tutto è utile per non lasciarci senza notizie. Il presidente, il giocatore, il procuratore e per finire la moglie o la fidanzata del giocatore, che dalle calde spiagge di Ibiza o Formentera, potrebbe anche lasciarsi scappare un tweet sul mancato gradimento dell’ultima destinazione. Trattative che durano mesi, semestri, anni e trattative con dentro le squadre degli sceicchi che chiudono la pratica in mezza giornata Poi si chiuderà il tutto. In Attesa della raffica del mercato invernale, dove prima si facevano pochi affari ed adesso è diventato uno spettacolo di fuochi d’artificio al pari di quello estivo. Per noi non c’è problema, se la sbrighino quelli delle figurine Panini che ormai lasciano pagine in bianco in attesa che mezza squadra cambi maglia.

Sorteggi mondiali. Ridateci il Lussemburgo

lussemburgoFar Oer,Cipro, lettonia, Armenia, Bielorussia, Macedonia, Montenegro, Azerbaigian, Moldova, Kazakhstan, Liechtenstein, Geogia, San Marino,Andorra. Le squadre che prenderanno parte alle qualificazioni mondiali e che verranno inserite nei vari gironi con il ruolo mai graditissimo di “squadra cuscinetto” ormai fanno sembrare l’urna del sorteggio un campo di Risiko nemmeno tanto riuscito. Torna la nostalgia degli anni passati, quanto l’Europa del calcio, e non solo del calcio, non si era frantumata in tanti stati e microstati, e le nazioni e , e le relative nazionali calcistiche, erano tutte grani e forti, e per trovare una squadra cuscinetto dovevi avere la fortuna sfacciata di beccare il Lussemburgo. Chi trovava il Lussemburgo, che suonava anche bene a livello verbale, essendo anche facilmente pronunciabile visto che non finiva con il sempre antipatico suffisso -stan,  sapeva di andare incontro ad una trasferta più o meno facile, nel quale ci sarebbe stato poco pane per i denti dei giornalisti sempre in agguato sulle sventure della nostra nazionale, che comunque nemmeno ai tempi delle trasferte in Lussemburgo si era mai trovata al 17° posto della classifica mondiale della pedata.  Speriamo di prendere il Lussemburgo e soprattutto di risalire in classifica, e di andare ai mondiali russi dalla porta principale.  Poi per i mondiali del 2022, quelli dell’inverno del Qatar, speriamo di prendere Gibilterra, che non c’è ancora nelle qualificazioni ma sarà pronta per il 2022, magari assieme alla Jakuzia.

I bambini davanti agli ultras sono la nostra sconfitta definitiva

scontri 3_mediagallery-pageLa scena degli ultras di Bologna e Spezia che se le danno di santa ragione davanti a decine di bambini inermi e spaventati, e che usano i loro giocattoli come corpi contundenti da lanciarsi addosso è il simbolo della nostra impotenza e della nostra sconfitta. Non vale nemmeno più la pena spendere le classiche parole di circostanza sulla violenza da estirpare o sui possibili rimedi per fare in modo che queste scene n0n si ripetano più. Non c’è niente da fare. Questo tipo di violenza ormai è dentro il gioco del calcio. Impossibile estirparla, perlomeno in Italia. Di greci, turchi, serbi e croati francamente mi importa poco, visto che difficilmente frequenteremo la curva del Partizan Belgrado o similari. Ma in Italia non credo proprio che queste scene, dico queste, di ultras che si scontrano davanti ai bambini, riusciremo mai ad evitarle. Non ci fermeremo mai perchè lo spettacolo deve continuare e la campagna acquisti incombe con i suoi titoli sui giornali. Da domani non si parlerà più dello sgomento de bambini che hanno assistito a queste scene.Resterà tutto nei loro ricordi più tristi.  Abbiamo perso per sempre. Ma lo spettacolo deve continuare fino al prossimo scontro.